Traduzione di Ignazio Bernardini (1803-1876)

[5] Sebbene dagli antichi cronisti della nostra città apparisca che i nostri maggiori non hanno dubitato che di molto si sia accresciuto Forlì per quella gente che una volta abitava un luogo a un miglio più verso a mezzodì ed anche all’occidente, come sembrava indicato da antichi fondamenti, sepolcri e ruine di templi bene spesso scoperti (avvegnachè i gentili fabbricassero non i sepolcri solo, ma i templi de’ loro Dei nella campagna più che nella città), pure non mi ricorda di aver letto che alcuno abbia mai negato che Forlì fu fabbricato fra que’ due fiumicelli che, descrivendone l’antico corso nella seconda e quarta lettera, ricordai coi nomi italiani di Acqua cheta ed Acqua viva. Fra quello, dunque, cioè il sinistro, ad occidente, e questo, cioè il destro, ad oriente, que’ savi Romani costruirono il Foro, cogliendo il vantaggio dell’aria salutifera, della mondezza procacciata dalla molta ed ottima acqua, quinci e quindi corrente, e di una certa naturale fortificazione contro le incursioni de’ nemici. E ciò viene indicato da vetusti marmi, de’ quali altri più grandi e meglio lavorati non furono dissotterrati in alcuna altra parte della nostra città che in quella la quale è posta fra i due fiumicelli. Questi furono disseppelliti al tempo dei nostri Padri, e molti altri si sarebbero discoperti, se non vi fossero stati sovrapposti i fondamenti delle case.[…]