Traduzione di Ignazio Bernardini (1803-1876)

[8] Terminandosi, dunque, la sua lunghezza, come dissi, dai due fiumicelli, e non essendo perciò maggiore di quel tronco della via Emilia che si trova tra i due ponti, l’uno de’ quali prese il nome dai Moratini, l’altro dal Pane, posti sopra ciascheduno de’ fiumi che tagliavano quella tanto celebre via, da ambo le parti venne fatta una grande aggiunta. Cioè da una parte tutto quello spazio che si stende fino alla porta che guarda oriente, oltre quel campo che, poco fa, dicemmo essere la piazza più vasta, non solo della nostra città, ma pressochè di tutte le italiane e, dall’altra, tutto quello che si vede fino alla porta occidentale fu, tratto per tratto, unito alla antica città. Onde è chiara la ragione per cui tutte le case che tra i ponti e le porte vennero fabbricate si chiamarono e si chiamano tuttavia sobborghi. E, a somiglianza di questi, furono pur chiamati sobborghi dai Forlivesi quelle altre due strade ben ampie e lunghe che dalla piazza conducono alle altre porte che sono una a mezzodì, l’altra a settentrione. Quell’altra via, invece, detta anticamente de’ Cavalieri, abbenchè cominci dallo stesso Foro e sia ampia quanto alcun’altra, né meno lunga che quel tronco dell’Emilia, quasi ad essa parallela, che dissi essere compresa fra i due ponti, non fu giammai detta, né si dice, sobborgo perché non fu aggiunta, ma stata racchiusa nell’antica città.