Vita

morgagni col libroGiovanni Battista  Morgagni, nacque a Forlì il 25 febbraio 1682 figlio di  Fabrizio e Maria Tornielli. Dopo aver compiuto i primi studi nella città natale alla fine di ottobre del 1698, appena sedicenne, si trasferì a Bologna, dove il 18 novembre si immatricolò all’Università. Nel 1696, a 14 anni, nell’Accademia dei Filergiti di Forlì difese  «pubblicamente la filosofia peripatetica» (Opera postuma, I, p. 3), ma a Bologna ben presto si inserisce nella tradizione galileiana e malpighiana. I suoi principali insegnanti in medicina furono Giacomo Sandri, Ippolito Francesco Albertini e Antonio Maria Valsalva, che lo avviarono e alla medicina razionale, mentre per la matematica seguì assiduamente l’insegnamento privato di Geminiano Rondelli.

Si legò soprattutto a Valsalva, al quale non sfuggirono l’interesse e la determinazione dimostrati dal giovane allievo e che verso la fine del 1699 lo scelse come aiutante nelle dimostrazioni anatomiche. Alla morte del maestro, Morgagni dedicò lungo tempo ad esaminare le carte lasciategli, che senza la dedizione del medico forlivese sarebbero rimaste nell’ombra.

Fin dalla prima anatomia pubblica a cui assistette, tenuta da Sandri, Morgagni cominciò a registrare giornalmente in un apposito diario medico-scientifico «quanto d’interessante gli veniva di leggere, di udire o di osservare di persona» (Opera postuma, I, p. 8): un metodo di studio e di lavoro cui si mantenne fedele per tutta la vita e che gli consentì di raccogliere e classificare nel suo diario, dal 1699 al 1767, osservazioni cliniche e anatomiche, riscontri autoptici, relazioni di colloqui e di discussioni, riassunti critici di letture con aggiornamenti, confronti e integrazioni anche a distanza di anni. Dopo aver conseguito la laurea in filosofia e medicina il 16 luglio 1701, Morgagni frequentò assiduamente i tre ospedali bolognesi, dedicandosi in particolare alle sezioni cadaveriche e raccogliendo un’ampia esperienza medica e anatomica. Ammesso all’Accademia degli Inquieti nel 1699, ne divenne ‘principe’ nel 1704, impegnandosi decisamente nella riforma in senso sperimentale e moderno di quell’Accademia, poi incorporata nell’Istituto delle Scienze fondato da Luigi Ferdinando Marsili nel 1714. Tra il 1705 e il 1706 Morgagni comunicò alcune sue osservazioni anatomiche originali riguardanti soprattutto il muscolo glossofaringeo e le ghiandole sebacee delle palpebre, delle ali del naso e delle piccole labbra, che per la maggior parte sono un’anticipazione di quanto nel 1706 avrebbe pubblicato negli Adversaria anatomica prima.

Nel 1704 Morgagni intervenne, contro l’autorevole Girolamo Sbaraglia che aveva sollevato notevoli polemiche contro il Malpighi, sotto i nomi fittizi di Luca Terranova e di Orazio de Floriani con due Epistolae, che sono un’appassionata difesa della figura morale e intellettuale di Malpighi, dell’anatomia minuta, o «sottile», e dell’importanza che essa può rivestire per la medicina pratica.

Mettendo a frutto l’insegnamento di Malpighi e di Valsalva, Morgagni aveva concepito il grandioso progetto di un’opera «delle diagnosi fondate nelle anatomie de’ cadaveri morbosi », come scrisse a Eraclito Manfredi da Padova il 5 maggio 1707. All’Accademia degli Inquieti l’11 dicembre 1704 egli aveva dato il primo annuncio di aver già posto mano a un’opera «Sepulchretum Anatomicum», riferendosi al primo grande tentativo di raccolta sistematica di storie anatomico-mediche compiuto da Theophile Bonet nel 1679. Un progetto confermato anche negli Adversaria anatomica prima (§ 30, p. 35), delineando così il programma che seguirà per tutta la vita e che troverà attuazione nel 1761 con la pubblicazione del De sedibus.

Poiché l’intenzione di dedicare gli Adversaria anatomica all’Accademia degli Inquieti fu accolta dagli accademici con evidente freddezza, Morgagni, molto contrariato, in ottobre ne lesse soltanto una parte, abbandonando poi sdegnosamente la seduta. Ma l’amarezza maggiore gli venne dall’atteggiamento di Valsalva, che, incaricato di leggere l’opera, dichiarò che, nonostante la sua stima per l’autore, avrebbe potuto dare la sua approvazione soltanto dopo aver ripetuto e verificato ogni osservazione. Morgagni si rese conto dell’impossibilità di coronare gli anni di preparazione e di studio con una cattedra a Bologna; se ne rese conto anche Valsalva che, di ritorno da Parma, gli propose di trasferirsi a Venezia. È molto probabile che su questo suo trasferimento, come pure sulla prospettiva di ottenere una cattedra nello Studio di Padova, abbia influito il parere di Domenico Guglielmini, già allievo di Malpighi e autorevole rappresentante della nuova scienza e della medicina razionale in particolare, che Morgagni aveva potuto conoscere personalmente nell’estate del 1706 e che pochi mesi più tardi aveva presenziato a una sua relazione all’Accademia.

Morgagni si trasferì a Venezia con la segreta speranza di ottenere una cattedra a Padova, attirato dalla libertà e dalla tutela accordate dalla Serenissima agli insegnanti del suo Studio. Venezia, dove giunse verso il 12 gennaio 1707 e dove rimase fino al maggio 1709, gli offrì l’opportunità di approfondire gli studi di chimica con il chimico e farmacista Giovanni Girolamo Zannichelli, di stabilire stretti e proficui rapporti di studio e di ricerca soprattutto con l’anatomista Gian Domenico Santorini – che era dissettore e lettore di anatomia nel collegio medico di Venezia e insieme al quale eseguì numerose sezioni cadaveriche –, di compiere ricerche di anatomia comparata e di procurarsi numerosi e scelti libri. Durante il soggiorno veneziano si recò più volte a Padova per assistere alle pubbliche lezioni e per conoscerne l’ambiente universitario, lasciando interessanti testimonianze sull’insegnamento anatomico e medico allora impartito.

Nel giugno del 1709 Morgagni tornò a Forlì, dove esercitò la medicina pratica con successo. Con il decreto dell’8 ottobre 1711 fu chiamato,con lo stipendio annuo di 500 fiorini, alla seconda cattedra di medicina teorica ordinaria nello Studio di Padova. Il 17 marzo 1712 Morgagni inaugurò il suo insegnamento con la prolusione Nova institutionum medicarum idea, in cui tornava sul suo progetto anatomo-clinico, ribadendo che «non è possibile prospettare la natura e le cause di alcuna malattia senza la conferma delle sezioni cadaveriche» (Padova 1712, p. XVII). Dopo la morte di Michele Molinetti, con il decreto del 5 ottobre 1715 Morgagni fu trasferito alla prima cattedra di anatomia, iniziando il nuovo insegnamento il 21 gennaio 1716. Il 22 aprile 1712 fu ascritto all’Accademia dei Ricovrati di Padova, dove nel 1725 fu eletto «secondo consigliere». Fu socio di numerose altre accademie italiane, tra cui l’Accademia dei Fisiocritici di Siena (1728), l’Accademia cesenate dei Filomati (1730), l’Accademia degli Agiati di Rovereto (1753). Il 22 marzo 1713 fu ammesso al Sacro Collegio dei filosofi e medici di Padova, in seno al quale partecipò attivamente alla redazione di numerosi pareri richiesti dal magistrato alla Sanità di Venezia su questioni di igiene e salute pubblica. Il 20 aprile 1718 fu nominato membro del Collegio medico veneziano. Il 16 gennaio 1717 fu nominato protettore della natio Germanica artistarumdello Studio di Padova, che cinquant’anni più tardi, in segno di gratitudine, gli fece erigere un monumento in cui è raffigurato in un busto in marmo, attribuito a Pietro Danieletti, in origine murato nell’atrio del teatro anatomico ma nel 1872 spostato oltre il più alto girone della cavea. Fu ascritto alle più importanti accademie europee, l’Academia naturae curiosorum (1708, promosso socio aggiunto alla presidenza nel 1732), la Royal Society di Londra (1724), l’Académie royale des sciences di Parigi (1731), l’Accademia imperiale delle scienze di Pietroburgo (1735) e l’Accademia delle scienze di Berlino (1754).

Gli Adversaria anatomica prima sono una serie di ricerche di anatomia minuta condotte secondo la tradizione malpighiana, anche se con maggior cautela nei riguardi sia dell’artificio anatomico, sia del microscopio a causa delle immagini illusorie che rendevano tanto insidioso il microscopio composto. Nonostante la modestia del titolo («Appunti di anatomia») in realtà l’opera è un continuo susseguirsi di scoperte di minute macchine organiche, come le ghiandole della trachea, dell’uretra maschile e dei genitali femminili.

Proclamato ‘principe degli anatomici’ da Lorenz Heister (1727), Morgagni fu in rapporto epistolare con i principali medici e anatomisti del suo tempo, italiani e stranieri. Particolarmente stretto fu il legame con Lancisi, con cui tra il 1707 e il 1719 scambiò un importante carteggio (Lettere di Lancisi a Morgagni e parecchie altre dello stesso Morgagni…, a cura di A. Corradi, Pavia 1876). Ma l’opera più importante di Morgagni è il De sedibus et causis morborum per anatomen indagatis (1761), un titolo in cui è condensato il metodo anatomo-clinico legato al suo nome. Morbus, malattia, è la fenomenologia clinica presentata dal paziente;causa, anzi causa per anatomen indagata, è l’alterazione organica messa in evidenza dall’esame post mortem nell’interno del corpo del paziente. In altre parole, il reperto post mortem di un’alterazione in qualche punto del complesso meccanico dell’organismo significa riconoscimento della sede e della causa della fenomenologia clinica presentata in vita, ossia della malattia clinica del paziente. L’obiettivo dell’indagine di Morgagni era quindi la precisa identificazione in ogni caso delle lesioni corrispondenti alla fenomenologia clinica, nelle quali vedeva la causa immediata della malattia. Pertanto considerava molto più utili le osservazioni nei casi in cui la morte era stata determinata da un processo morboso comune e frequente, che non nelle malattie più rare.

Morgagni è oggi concordemente definito il fondatore della patologia d’organo, l’aspetto della sua opera che ha influenzato in modo sostanziale il successivo sviluppo della medicina. Con Rudolf Virchow il significato e l’importanza dell’opera di Morgagni trovano il definitivo riconoscimento (1894): per il fondatore della patologia cellulare il De sedibus è una grande opera metodologica, che rappresenta il momento della fortunata introduzione del concetto localistico.

L’influsso del libro di Morgagni fu immediato. A pochi anni di distanza ne furono pubblicate le traduzioni inglese (1769) e tedesca (1771-1776), mentre le traduzioni francese (1820-1824) e italiana (1823-1829) furono stampate 60 anni dopo la comparsa di esso, dimostrando che l’opera manteneva valore di attualità per tutta l’Europa. Il metodo anatomo-clinico fu subito adottato nei principali centri europei, particolarmente a Leida e a Vienna.

Dal matrimonio con la forlivese Paola Vergeri, sposata a Forlì il 22 settembre 1712, Morgagni ebbe 15 figli, tre dei quali maschi: Fabrizio, secondogenito, morto improvvisamente nel 1766 a 52 anni lasciando due figlie che furono dotate e accasate dal nonno; Lucio Filippo, morto a due anni di età, nel 1718; Agostino, gesuita, che morì nel 1792. Delle dodici figlie, quattro morirono in tenerissima età, mentre le altre otto diventarono suore tra i 14 e i 17 anni (anzi la primogenita, Anna Antonia, poté entrare in convento a soli cinque anni di età grazie a un breve pontificio procuratogli da Lancisi), due a Padova e sei a Forlì. Di due di esse, Margherita e Luigia Domenica Rosa, resta il ritratto a pastello eseguito dalla pittrice R. Carriera prima del loro ingresso in convento.

Morgagni morì a Padova il 5 dicembre 1771 e fu sepolto nella chiesa di S. Massimo, nei pressi della propria abitazione, nella tomba che si era fatto preparare l’anno precedente.

La sua ricca biblioteca, il cui catalogo autografo comprende circa 5000 opere tra volumi e opuscoli, per oltre i due terzi è costituita da opere mediche e per il resto da libri di varia erudizione. Nel 1773 fu fatta acquistare dai Riformatori dello Studio di Padova al prezzo di 1500 ducati, versati alla figlia primogenita suor Paola Giovanna, confluendo pressoché integralmente nella Biblioteca universitaria di Padova, dove è tuttora conservata.

Fonte: http://www.treccani.it/enciclopedia/giovanni-battista-morgagni_(Dizionario_Biografico)/