Conclusioni

Al termine dell’analisi dell’epistola ci pare di poter giungere ad almeno tre conclusioni:

L’impostazione metodologica di Morgagni ricorda in qualche modo quella suggerita da L.A. Muratori nelle Riflessioni sopra il buon gusto nelle scienze e nelle arti (1708), opera nella quale l’autore mette in evidenza che, alla base del metodo di studio dell’intellettuale, deve stare un criterio di assoluta razionalità (fondato sull’accertamento dei dati sia in ambito scientifico che storico), ed invita a rivedere perciò tutte quelle che potevano essere considerate certezze tradizionali e a diffidare delle generalizzazioni che non siano frutto di un’indagine accurata.

In questo senso, se consideriamo nell’epistola, da parte di Morgagni, la ricerca continua di fonti documentarie o di dati frutto di osservazione diretta, che possano essere garanzia di veridicità per le sue affermazioni, ci pare di poter individuare uno spirito non dissimile da quello che animava Muratori, e comunque in sintonia con quel clima culturale di stampo illuminista, a cui l’opera di Muratori fu in qualche modo collegata e che Morgagni si trovò a respirare per buona parte della sua vita.

Ci sembra anche che in questo testo si ritrovi a tutti gli effetti quello spirito indagatore che guidò e animò sempre il Morgagni medico, quello stesso che lo portò “non vetustatem, non novitatem, non consuetudinem admirari et sequi, sed unam, ubiubi fuerit, veritatem” (“ad ammirare e seguire non l’antico, non il moderno, non il consueto, ma la sola verità, ovunque si trovi”; G.B.M, Nova institutionum medicarum idea, 1740, par. 6), a dimostrazione che l’attività storico-umanistica – sicuramente secondaria e limitata ai rari momenti di riposo dall’attività medico-scientifica – non è però da questa disgiunta per quanto riguarda metodo e finalità.

Infine, vorremmo notare che, questa lettera e le altre tredici in cui si prendono in considerazione gli aspetti più vari dal punto di vista storico, geografico, archeologico della Romagna, non sono solo frutto di passione per lo studio e per l’antichità, ma anche di un profondo legame di Morgagni con la sua terra, che non si interruppe mai, nonostante una vita quasi interamente vissuta fuori dalla sua città; anche in questo caso, comunque, la verità prima di tutto, come dice nella lettera introduttiva alle Epistole: “neque enim falsas laudes, sed veras tribuere, ea demum germana in Patriam pietas est” (“Questo solo è sincero amor di patria, infatti: attribuirle vere glorie, non false”).