Comunicare bene, comunicare beni: la bussola di Giovanni Battista Morgagni, per Forlì e la Romagna, valle della salute

Sgombriamo il campo da un equivoco: noi oggi non stiamo facendo un’operazione di nostalgia, ma stiamo guardando al futuro. Nelle ultime ore della sua vita Tonino Guerra, altro romagnolo di esportazione, mi disse: “Molti di chiederanno di memoria e ricordi, tu privilegia sempre il futuro”. A quale strada ci invita un grande spirito di Forlì e della Romagna ? Invitato a questo convegno, ho auscultato, quasi fossi io il dottore, chessò l’assistente di Verdecchia o di Vicini, e lui l’illustre paziente, sul quale posare un metaforico stetoscopio (F) ricavandone 33 indicazioni in 33 capoversi che i successivi relatori integreranno per le materie di loro competenza.
1)      Morgagni, il fondatore dell’anatomia moderna e ultimo grande scienziato e umanista rinascimentale, ci invita ad aver fiducia nella scienza medica, in un periodo in cui questa fiducia è ingiustamente incrinata (vedi l’antiscientifico rifiuto dei vaccini da parte di un numero crescente di famiglie scettiche e le tante bufale antiscientifiche vaganti sul web).
2)      Prima delle sue scoperte, la ricetta ricorrente era: CHE DIO CE LA MANDI BUONA. Lo si leggeva agli ingressi dei rari ospedali e sul frontespizio dei lapidari medievali, piccoli manuali pratici per curarsi da soli .
3)      Ci insegna ad avere fiducia nella tecnologia, ma in una tecnologia che ci sia amica e non strumento di guerra. Direte voi: che c’entra questo riferimento di Morgagni con la guerra. C’entra: pensate, in quello stesso anno 1682 in cui a Forlì nasceva un uomo che ha fatto della sua vita un impegno contro la malattia, la paura e la morte, nella lombarda Valtrompia, vicino a Brescia, il signor Beretta fondava la fabbrica di armi da fuoco usate in quasi tutte le 3.130 guerre avvenute nel mondo in questi ultimi 334 anni e al centro dei principali omicidi che hanno cambiato il corso della storia, da Gandhi a Kennedy a Moro. Quella tecnologia amica dalle infinite e sorprendenti applicazioni che permettono oggi, per fare un solo esempio, di ottenere la ricostruzione attendibile del volto di Morgagni (F).
4)      Morgagni ci insegna che la chiave per avere successo individuale e collettivo è scavare nella miniera della conoscenza. “Vi esorterò in primo luogo a essere riconoscenti alla conoscenza”, invitava i giovani studenti nella bellissima prolusione all’anno accademico del 1712, come potete leggere nel sito su di lui creato dai ragazzi del liceo Classico forlivese. Una versione aggiornata della saggia esortazione dantesca, “Fatti non foste a vivere come bruti, ma per seguire virtute e canoscenza”. Una esortazione più che mai attuale in un momento storico che vede crescere, nelle cronache quotidiane, la brutalità degli incolti.

L’ago della bussola del Morgagni segna parole da tenere bene a mente nel momento in cui, come ammonisce Umberto Eco, Internet si riempie di parole spesso vacue e false: sperimentare, osservare, capire, essere diligenti nel confermare e credibili nel trasmettere. “Provvisto di questi tanti aiuti, il ragazzo capirà molto più utilmente e facilmente le teorie formulate in tutta la storia della Filosofia dagli uomini più acuti: quali siano state le loro teorie più affidabili, e più verosimili… Parole luminose, le sue, per un cronista e divulgatore come chi vi parla, che da 40 anni ha cercato di essere sempre intellettualmente onesto.
. Per alimentare il patrimonio di conoscenza, lui leggeva di tutto, sempre. Assetato di sapere, aveva cominciato a 14 anni a raccogliere libri scegliendoli con cura e conservandoli poi gelosamente per tutta la vita arrivando a raccogliere cinquemila opere.
Lui non si limitava a leggere ma prendeva appunti, come faceva su un quadernaccio un altro romagnolo d’esportazione che ci manca tanto, Tonino Guerra. Fin dalla prima anatomia pubblica a cui assistette, Morgagni incominciò a registrare in un apposito diario medico-scientifico: “… quanto di interessante gli veniva di leggere, di udire o di osservare di persona …”. A questo metodo di studio e di lavoro si mantenne fedele per tutta la vita e ciò gli consentì di raccogliere e classificare nel suo diario dal 1699 fino al 1767 osservazioni cliniche e anatomiche, riscontri autoptici, relazioni di colloqui e di discussioni, riassunti critici di letture con aggiornamenti, confronti e integrazioni anche a distanza di anni.

8)      Libri che leggeva, libri che scriveva. I suoi scritti appartengono al genere più vario: da relazioni archeologiche ad appunti di storia e studi d’agronomia, oltre ovviamente al grosso della sua produzione letteraria dedicato alla medicina, con in cima il suo capolavoro completato quasi novantenne: De sedibus et causis morborum per anatomen indagatis, l’opera maggiore prodotta dalla letteratura medica durante tutto il XVIII secolo. .
9)      Libri che lui stesso elencò minuziosamente in un catalogo diventato il pezzo forte di una recente mostra organizzata dalla Biblioteca universitaria di Padova, che conserva la libreria morgagnana, e presentata proprio nel cuore dello spettacolare teatro anatomico del BO’, nella sala dell’archivio antico(F).
10)                                         Il grande anatomico e clinico Domenico Cotugno, che lasciata la sua Ruvo di Puglia teneva cattedra a Napoli, ci ha tramandato in merito una bella testimonianza. Per meglio completare la sua educazione scientifica, Cotugno intraprese un lungo viaggio, con meta privilegiata Padova. Nel suo libro “Iter Italicum Patavinum”, egli narra appunto che, andato nel 1764 a far visita al Morgagni, lo trovò nella stanza di destra a piano terra, subito dopo l’entrata, “sedens libris circumdatus”, seduto circondato da libri.
11)                                         Circondarsi di collaboratori e amici che non siano “yes-men” (indifferenti e opportunisti), come amano taluni politici, ma persone capaci e motivate, alimentando quel patrimonio delle risorse umane che porta a massimizzare benefici per le persone e per il sistema .
12)                                         Lui alimentava questo circuito di amici di grande levatura tenendo viva la corrispondenza e ricavandone visite eccellenti. Questi vasti interessi culturali lo fecero socio di molte importanti accademie scientifiche di Parigi, Londra, Lipsia e Pietroburgo e il destinatario di visite da parte di studiosi di ogni parte del mondo, a conferma della sua universalità.
13)                                         Intensi furono i suoi rapporti, per esempio, con la medicina inglese. Inviando un suo libro, il «De sedibus», al collega inglese William Bromfield, gli ricordava l’«incomparabile» Harvey, il medico inglese che era venuto a studiare a Padova laureandosi nel 1602 e che poi formulò per primo la teoria della circolazione del sangue. E ancora Richard Mead, medico di Giorgio II d’Inghilterra, laureatosi a Padova nel 1695, che inviò poi un suo volume al Morgagni tramite il console inglese a Venezia definendo, nella dedica, il Morgagni con quell’attributo che gli fu peculiare: «principe degli anatomici».
14)                                         E infine un accenno a un medico americano, John Morgan, che dopo essersi laureato a Edimburgo, prima di riattraversare l’Atlantico per rientrare in patria, venne a Padova a fare turismo culturale: far visita al Morgagni che gli aveva fatto dono di una copia del «De sedibus». Per contraccambiare la gentilezza, il Morgan offrì allo scienziato forlivese una copia della sua dissertazione di laurea legata in marocchino con impressioni in oro e con la dedica in latino. Diceva: «L’autore offre umilmente questa dissertazione al ceÌeberrimo Giovanni Battista Morgagni».
15) Celeberrimo anche fuori dai circuiti medici. Per esempio, Giosuè Carducci, celebrando il primo centenario della sua scomparsa, « molto e notevole è la parte della scienza innovata e perfezionata da Giambattista Morgagni che alla severità sperimentale galileiana accompagnò l’umanità delle lettere e la erudizione».
16) Il suo investire nella conoscenza lo porta a scoprire la stretta correlazione tra molte malattie e le alterazioni anatomiche di determinati organi, con risultati studiosi che ancora oggi utilizzano in tutto il mondo. Per esempio fu lui a indicare l’importanza di uno stetoscopio (F) , il primo apparecchio per la nuova medicina anatomo-clinica, la nostra, che fa corrispondere ogni malattia a una lesione d’organo. Prima c’era la medicina galenica. Morgagni intuì che suoni e rumori rimandati dal corpo servono a capire se c’è una patologia. (Poi un francese, René Laennec, registrò nel 1816 l’invenzione dello stetoscopio, quello strumento di lavoro importante che è anche simbolo della professione medica, che da due secoli esatti pende dal collo dei dottori, sbuca dalla tasca dei càmici, viene portato alle orecchie quando si inizia a fare sul serio . Uno strumento e un simbolo che sarebbe destinato a sparire. Lo stetoscopio ha poca vita davanti a sé, sarà cacciato in cantina dai nuovi strumenti elettronici che trasformeranno il contenuto della valigetta del medico come stanno rivoluzionando il modo di lavorare, viaggiare, vivere di noi cittadini dell’800mo ciclo medio di vita dell’umanità.
17) Viviamo in un’era per molti versi fantastica: ci tocca raccontare, progettare, vivere l’800mo ciclo medio dell’umanità, il più stupefacente. Se le ultime decine di migliaia di anni dell’esistenza dell’Homo sapiens venissero suddivisi in cicli medi di vita di approssimativamente 62 anni, sarebbero esistiti circa 800 di tali cicli. Di questi 800 cicli, ben 65 furono trascorsi nelle caverne. Soltanto durante gli ultimi 70 cicli è stato possibile stabilire comunicazioni efficaci da un’esistenza all’altra come ha consentito di fare la scrittura. Soltanto durante gli ultimi 6 cicli medi di vita l’uomo ha potuto leggere parole stampate (e Morgagni, vissuto nel 796* ciclo medio, ha fatto buon uso di questa comunicazione).
18) Questo 800mo ciclo medio segna una netta rottura con tutta la precedente esperienza umana. Per vari motivi: alcuni molto positivi (per esempio, il 90% degli scienziati e medici, ricercatori e ingegneri di tutti i tempi vive in questa nostra epoca).
19) In questo periodo la risorsa chiave non è il petrolio, ma l’educazione e l’economia di quella conoscenza cui spingeva Morgagni. .È così. I veri giacimenti sono quelli cerebrali; le due mammelle che producono ricchezza da redistribuire sono oggi la conoscenza e l’educazione. La vera ricchezza è saper connettere, saper “mettere in forma” le cose che ci circondano (15 chili di proteine, 85 grammi di cloro, 3 grammi di ferro, 35 grammi di sodio, 240 grammi di potassio e 4-5 secchi d’acqua “messi in forma” danno quella meravigliosa macchina che è il corpo umano). 20) L’800mo ciclo segna una rottura anche perché, nel suo corso, il rapporto tra uomo e risorse si è capovolto. Questa rottura fa sì che l’800mo ciclo sia un’era per molti versi traumatica: i ritmi super-accelerati di cambiamento sconvolgono le strutture socioeconomiche e creano disagi per milioni di persone, psicologicamente normali, colpite dallo choc del futuro.
21) Ci sono cento casi clinici in tutto il mondo che metaforicamente possono essere indicati come simboli di questo versante negativo del ciclo: sono bambini e bambine che soffrono di una malattia rara chiamata progeria (invecchiamento precoce). I sintomi della progeria sono la senilità, le arterie indurite, la calvizie, la pelle floscia e rugosa. Abbiamo casi del genere anche nella nostra Emilia Romagna: Isabella Ceola, 28 anni, è morta di vecchiaia nel ’97 a Bologna. Il suo certificato di morte, stilato dal medico che l’ha curata (Emanuele Cacciari) porta come diagnosi “senilità precoce”.
22) I casi di progeria sono molto rari, per fortuna. Eppure, in senso metaforico, le società tecnicamente progredite soffrono tutte di questa singolare malattia. Non che crescano vecchie o senili; ma stanno sperimentando ritmi super – eccezionali di cambiamento. Così l’800mo ciclo ha due volti ben distinti: da una parte quello dei cambiamenti straordinari, in grado di liberare come non mai la creatività dell’ uomo e di produrre nuova intelligenza in una reazione a catena che può migliorare la vita di tutti. Dall’altra paure e ansie, choc e insicurezze diffuse . 23) Per vincere questa sfida servono una cultura, una scienza e una tecnologia amiche e comunicatori (giornalisti, divulgatori, scrittori, scienziati, politici preparati e capaci di affrontare le scelte da compiere, protagonisti del volontariato e della cooperazione internazionale capaci di cambiare piccoli mondi con le loro azioni, quel volontariato che vede la Romagna come primatista italiana), insomma tutti quegli sperimentatori nei vari segmenti dell’attività umana che sappiano guardare al mondo d’oggi, globalizzato e mai così a portata di mano, come a un mondo di opportunità invece che di difficoltà, e che usino l’arma della conoscenza morgagnana come grimaldello per liberare l’umanità dalla povertà, dalla fatica, dall’inquinamento, dalla malattia, dalla paura.
24) Per restituire a milioni di persone la gioia del futuro, della felicità, della “vita buona”, quella dolce vita felliniana associata alla Romagna valle del benessere che nell’Olimpo dei suoi grandi spiriti medici dimenticati dai più annovera anche quel Girolamo Mercuriali, forlivese emigrato a Venezia e Padova come farà poi Morgagni, come autore del primo volume nella storia medica che associ, pioniere della filosofia romagnola di Technogym, il benessere al movimento fisico (sei libri Artis gymnasticae apud antiquos celeberrimae, nostris temporibus ignoratae (Venezia, Giunti, 1569, privi di illustrazioni nella prima edizione, nella seconda edizione (1573) con il titolo definitivo De arte gymnastica illustrati con 26 xilografie)
25) Chiudo con un riferimento proprio ai grandi spiriti spesso dimenticati di questa terra romagnola (la scorsa settimana ero al varo dell’Università degli adulti a Cervia dove in pochi ricordano tra le loro case la permanenza di Grazia Deledda, premio Nobel della letteratura, Giovannino Guareschi o Max David, il principe degli inviati del Corriere della Sera). Lo spunto mi viene offerto proprio da una delle opere di Morgagni: lui nel 1763 scrisse le famose Epistolae Aemilianae, nelle quali esegue l’« anatomia » della sua terra di Romagna, mettendone in luce le eccellenze di campagne, strade, borghi, città, acquedotti, castelli.
26) Ebbene, poeti, santi, navigatori e scienziati: a partire dai primi, la letteratura è una questione anche di brand economico. Gli autori più celebri e le loro opere, da Catullo a Leopardi, danno lustro e visibilità a borghi e località altrimenti ignoti. Centri minori di poche anime sparsi lungo la penisola, che devono la propria riconoscibilità al “big” letterario che qui è nato, oppure vi ha soggiornato rendendoli celebri e immortali nei propri versi.E così i Colli dell’Infinito sono “cari” non solo a Giacomo Leopardi: un poeta in casa fa triplicare la riconoscibilità di Recanati. In pratica, in termini di reputazione economica, il brand della località maceratese “deve” al grande scrittore più di 1,4 miliardi di euro.Aci Trezza, piccolo borgo di pescatori nel catanese, sembra essere stato “scoperto” dai suoi abitanti più famosi, la famiglia de “I Malavoglia”, che fanno crescere di quattro volte il brand del paese (826 milioni di Euro).E in Lombardia, la villa di famiglia del poeta latino Catullo e le sue celebri Grotte fanno guadagnare alla località turistica di Sirmione quasi 600 milioni di euro. Persino una storia di “confino” regala al comune salernitano di Eboli il suo pezzo di celebrità (500 milioni di euro di brand in più). Mentre le avventure del burattino Pinocchio danno alla frazione di Collodi quasi 400 milioni di euro di brand, così come la penna di Giovanni Boccaccio ha un valore economico per Certaldo, sua città natale. E infine, “I cipressi che a Bolgheri alti e schietti van da San Guido in duplice filar” regalano alla frazione di Castagneto, patria di Giosuè Carducci, oltre 100 milioni di euro.È quanto emerge da una stima dell’Ufficio Studi della Camera di commercio di Monza e Brianza – a partire da Anholt Brand Index, su dati Registro Imprese, Istat, siti web ufficiali, Eurostat,  – relativa al progetto ERI (Economic Reputation Index).  Il valore aggiunto del brand per ogni Comune è stato calcolato sulla base di alcuni parametri di vivacità economica, imprenditoriale, e prendendo in considerazione il valore economico del territorio, la conoscibilità dei luoghi e dei personaggi e confrontato con realtà analoghe con le stesse caratteristiche, “ma senza poeta”.Aumento del brand dovuto al “poeta” (in euro)

Giacomo Leopardi Recanati MC 1.438.989.000
Giovanni Verga Aci Trezza CT 826.613.000
Catullo Sirmione BS 577.043.000
Carlo Levi Eboli SA 500.077.000
Carlo Collodi Collodi PT 389.745.000
Giovanni Boccaccio Certaldo FI 348.845.000
Giosuè Carducci Bolgheri LI 113.134.000
Gabriele D’Annunzio Gardone Riviera BS 87.163.000

Fonte: Corriere di Sesto on line.
Altro esempio: Valmarecchia, Pennabilli e Tonino Guerra, da zero posti letto (quando arrivò Tonino in questo borgo dove gli sembrava di sentire tossire il Signore, a 500 posti letto).

27) Ora, se noi guardiamo alla classifica dei Grandi dell’economia DEI TURISMI (MI PIACE SOTTOLINARE QUESTO PLURALE, IL PLURALE E’ UNA CARATTERISTICA UNICA ANCHE DEI PADRONI DI CASA, LA CASSA DEI RISPARMI DI FORLì), troviamo al primo posto la Francia che ci ha scavalcato: erano quinti negli anni Settanta e noi primi; siamo noi quinti adesso e loro da molti anni primi indiscussi. Quel granturismo alla francese ha nel turismo culturale un pilastro formidabile, tanto che a Grenoble tu entri nell’ufficio turistico e ne esci seguendo le impronte della civetta, simbolo della città,  che ti porta nei luoghi delle eccellenze culturali della città per riportarti poi alla base.
28) Sulla Costa Azzurra e  in Provenza si ricostruiscono, con suggestivi sentieri, i passi dei poeti e degli artisti (da Marc Chagall a Henri Matisse), che qui trovarono le migliori stagioni di creatività. Molte classi di studenti adottano un monumento e lo innaffiano della loro attenzione. Qui il punto dove è nato un personaggio storico, o è avvenuto un incontro ricordato nei libri, diventa il centro del borgo (per maggiori info: il mio “Voglia di cambiare”, edito da Chiarelettere, 2008) .
29) Lo raccomandava il sociologo Domenico De Masi agli abitanti di Ravello, sulla costiera amalfitana, di cui era stato in via eccezionale assessore esterno all’Estetica e che cresce costantemente come frequenze turistiche. In quel decalogo, i punti b) e c) recitano:”…per coloro che vogliono coltivare e aumentare la bellezza del loro luogo. a) Eliminate quel che c’è di brutto nel vostro centro ed educate i ragazzi ad amare i punti belli della loro città; b) il punto in cui è nato un poeta  o uno scrittore o uno scienziato o è avvenuto un incontro storico importante deve diventare il cuore del paese; c) fate incontrare gli «spiriti» del posto affinché costruiscano qualcosa di grande per la vostra terra…”.
30) Bene, vogliamo far sì che la Romagna riconquisti il secondo posto al mondo di meta turistica dopo la Florida aggiungendoci anche il richiamo del turismo culturale e sanitario? Avete tutte le carte in regola: i vostri grandi spiriti, a partire da Morgagni e Mercuriali, sono numerosi, basti pensare a quelli elencati nel libro di Franco Gàbici e Fabio Toscano “SCIENZIATI DI ROMAGNA” e “numeri alla mano”, al sistema sanitario emiliano-romagnolo che ha delle punte di eccellenza paragonabili alle migliori performance europee. Non è solo una battuta, ne è la dimostrazione che qui ho scelto di far nascere il primo nipote, Leonardo, oggi a Hong Kong.
31) Tanto che l’assessore dell’Emilia Romagna Sergio Venturi è stato chiamato al ruolo di nuovo Ministro della Salute di tutte le regioni italiane.
32) Si tratta, per dirla con il poker civile di Morgagni, di studiare, conoscere, divulgare e impegnarsi. Pe dirla con uno slogan più sbrigativo: COMUNICARE BENI, COMUNICARE BENE
33) Così la bussola di quel medico e filosofo di Forlì indica una nuova, anzi antica strada per la leadership della Romagna tutta.

 

Salvatore Giannella