Morgagni e Ippocrate

Morgagni e Ippocrate: iatromeccanica e iatrochimica dopo la teoria degli umori

La novità del metodo di Morgagni consiste sostianzialmente nel seguire la metodologia iatromeccanica, consolidata da Marcello Malpighi nel XVII secolo, e quella iatrochimica per quanto riguarda l’individuazione dei sintomi, la diagnosi della malattia e l’individuazione di una cura. Questo nuovo modo di agire segnala un atteggiamento completamente nuovo in ambito medico, scorporato dalle teorie di Ippocrate che erano ancora in voga persino nel ‘600 in diversi paesi europei.

La concezione iatromeccanica si discosta molto dalla “Teoria degli umori” di Ippocrate. È un’interpretazione nuova e rivoluzionaria, nata anche dall’influenza delle ricerche galileiane del ‘600.

 A Ippocrate è attribuito il merito di aver superato l’idea che la malattia fosse sintomo di una punizione inflitta dalla divinità: nel Corpus Hippocraticum, infatti, per la prima volta si affacciò la consapevolezza che il malessere fosse dovuto alle condizioni fisiche della persona e si teorizzò la necessità di osservare i pazienti prendendone in considerazione l’aspetto ed i sintomi; in tal modo vennero  introdotti per la prima volta i concetti di anamnesi, diagnosi e prognosi. Solo la considerazione dello stile di vita del malato permetteva dunque di comprendere e sconfiggere la malattia da cui era affetto. Gli scritti del Corpus Hippocraticum mostrano il  superamento della concezione religiosa, magica e superstiziosa della malattia anche attraverso la formulazione di una teoria eziologica che coincide con la ‘Teoria degli umori’.

Ippocrate definì l’esistenza di quattro umori base, ovvero bile nera, bile gialla, flegma ed infine il sangue (umore rosso) rapportabili agli elementi  fondamentali: alla terra corrisponderebbe la bile nera, che ha sede nella milza, al fuoco corrisponderebbe la bile gialla (detta anche collera) che ha sede nel fegato, all’acqua il flemma (o flegma) che ha sede nella testa, all’aria il sangue, la cui sede è il cuore. A questi corrispondono quattro temperamenti (sanguigno, collerico, melanconico, flemmatico), quattro qualità elementari (freddo, caldo, secco, umido), quattro stagioni (primavera, estate, autunno ed inverno) e quattro stagioni della vita (infanzia, giovinezza, maturità e vecchiaia). Il buon funzionamento dell’organismo dipenderebbe dall’equilibrio degli elementi, definito eucrasia, mentre il prevalere dell’uno o dell’altro causerebbe la malattia, ovvero discrasia.

La iatromeccanica è una dottrina medica che interpreta l’organismo umano come un assemblaggio di macchine diverse, ciascuna con una struttura e un compito ben definito, analizzabile, spiegabile e misurabile. Non c’è traccia degli umori ippocratici, che dovendo equilibrare la stabilità del corpo intero non consentono la sua divisione in sezioni e, di conseguenza, l’analisi separata delle stesse.

L’idea di fondo della iatrochimica, invece, consiste nella convinzione che la salute dell’organismo dipenda essenzialmente da uno specifico bilancio tra i componenti chimici dei fluidi corporei. Sulla base di questa idea, gli iatrochimici si sono dedicati all’interpretazione dei processi biologici in termini essenzialmente chimici: il corpo umano, secondo tale concezione, si presenta come una fornace chimica, dove la vita non è altro che una serie di processi chimici da spiegare e mettere in rapporto con la malattia ed il rimedio. Lo studio accurato del bilancio dei fluidi corporei si pone decisamente nella scia tracciata diversi secoli prima da Ippocrate, ma i rimedi medicinali individuati dagli iatrochimici sono anch’essi di natura essenzialmente chimica e questa disciplina affonda le sue radici anche nell’alchimia.

Lo scopo del nuovo metodo applicato da Morgagni fu quello di mettere in relazione i fenomeni presentati dal malato con le alterazioni dei visceri rinvenute dopo la morte, stabilendone il significato causale soltanto quando la coesistenza tra fenomeni morbosi e alterazione anatomica si fosse dimostrata costante e caratteristica di quel dato gruppo di casi. Un guasto in un punto nel complesso meccanico dell’organismo, indagato mediante l’anatomia, era dunque la sede e la causa della malattia o, meglio, dei fenomeni clinici di questa, concepibili quali alterazioni funzionali derivate dal guasto medesimo. Morgagni, recependo entrambe le discipline, insegnò a dedurre dall’alterato chimismo la lesione locale e a risalire meccanicamente da questa all’alterazione funzionale, ossia alla fenomenologia clinica. La lesione d’organo era quindi la causa che determinava la fisionomia clinica delle malattie.

L’etiologia, secondo il significato attuale e contrariamente alla teoria umorale, per Morgagni comprendeva le cause da lui dette esterne, ossia i tradizionali fattori ambientali e anche le abitudini di vita e il genere del lavoro, non un mancato equilibrio dei quattro umori nel corpo.

A cura di Ilaria Malpezzi, Lucia Pace, Anita Valli (5B A.S. 2015/16 Liceo Classico G.B. Morgagni).