Nova institutionum medicarum idea

LA FORMAZIONE DEL MEDICO TRA TRADIZIONE E INNOVAZIONE

Si tratta della prolusione dell’Anno Accademico 1712, pronunziata quindi all’esordio dell’esperienza cattedratica a Padova e data alle stampe nello stesso anno. Così la definisce Morgagni stesso: “Questa è un nuovo modello delle mediche instituzioni, lavorato ad imitazione delle instituzioni oratorie de’ migliori antichi e singolarmente di Quintiliano, ma insieme di nuove utilissime parti accresciuto e arricchito” (Le autobiografie, in Opera postuma, 1° vol., 1964, p.5).


Cresciuto nella passione per la cultura classica, Morgagni si era ben presto affrancato dalla soggezione alla tradizione aristotelica, intuendo la necessità di una visione unitaria del sapere: come afferma Romeo Schievenin, la cultura classica per lo studioso di scienza  rappresenta anche l’origine e la storia delle discipline, per l’uomo colto l’eleganza della forma e la chiarezza espositiva.

Così infatti viene individuato lo scopo dell’opera:

Dato che infatti voglio educare un Medico  ingentilito dall’eloquenza, erudito nelle arti dialettiche,  pratico di quelle matematiche e filosofiche, competente anche nel diritto divino ed umano, espertissimo di anatomia, di erboristeria, di tutte le scienze mediche, perfetto conoscitore di tutte le tecniche di guarigione, e perciò sono molti i discorsi da fare con i Maestri di quelle Arti e con i massimi esponenti di tali dottrine, molte le cose da chiedere loro, molte  quelle da fare proprie, non vedo come potrei raggiungere questi obiettivi più facilmente che in questa Città.

4 -Cum enim Medicus sit mihi educandus eloquentia excultus, in dialecticis eruditus, in mathematicis et philosophia exercitatus, iuris divini atque humani non inscius, rei anatomicae, reique herbariae, omnisque materiae medicae scientissimus, universae demum medendi rationis peritissimus, mihique propterea cum Magistris earum Artium, Doctrinarumque nobilissimis multi sint sermones conferendi, multa sint ab illis postulanda, multa sumenda; ubi haec omnia commodius quam in hac Urbe consequi possim, non video.


Morgagni esprime, trovando sostegno nell’autorevolezza dei principali educatori latini, una profonda formazione umanistica, una forma mentis classica in cui la ratio (o logos, dunque parola razionalmente articolata) libera ill potenziale insito nell’ingenium, aprendo all’autonomia di giudizio e al consapevole intus legere.

  Infatti, non appena abbracciai con la mente il mio progetto, non trascurando affatto di esaminare attentamente e confrontare i trattati, un po’ più noti, anche delle altre arti, dopo breve tempo accadde che io prendessi in mano i libri di retorica di Cicerone e Quintiliano e che li osservassi con maggiore attenzione. Non si può spiegare quanto io stesso me ne rallegrai e quanto gioii di questo, cioè di essere finito sulle orme di tanto grandi maestri; entrambi infatti (cosa che voi certamente conoscete) formarono un oratore perfetto sotto ogni punto di vista; uno dei due in verità si impegnò anche nel guidarne e plasmarne l’educazione a partire quasi dalla culla.

5 -Nam ut institutum animo complexus sum meum, nullas paulo notiores aliorum quoque Artium institutiones omittenti, quin excuterem, et cum meis contenderem, brevi post tempore uso venit, ut M. T. Ciceronis et M. F. Quintillianus libros oratorios in manus sumerem, et diligentius considerarem. Dici non potest quantum ipse mihi sum gratulatus, quantumque id gavisus, quod in tantorum Praeceptorum vestigia incurrissem; uterque enim (quod vos minime ignoratis) oratorem omni ex parte perfectum instituunt, alter vero etiam ad eius studia prope ab uncunabulis formanda, atque regenda sese demittit.


Morgagni trova nella cultura il presupposto indispensabile per la formazione di uno spirito libero; si tratta di libertà dai pregiudizi, dagli errori, e non solo dal peso di qualsiasi ipse dixit – cosa di non poco rilievo nel suo tempo -, ma anche (ed oltre il suo tempo) dalla seduzione della novità e dalla facilità della consuetudine. Il  passo concordemente ritenuto centrale e riconosciuto indizio della sua coerente  partecipazione alla temperie preilluminista è senz’altro il seguente:

  I principi che, innanzi tutto, vorrei che gli educatori instillassero in tutti i discepoli sono questi: Che strappino dall’ animo le fallaci opinioni della giovinezza e i pregiudizi. Che, scoperti gli inganni dei sensi e gli errori comuni e diffusi, si rafforzino contro essi per il futuro. Che non si insegni a giurare sulle parole di nessuno, nemmeno sulle proprie. Che non si ammirino e si seguano l’ autorevolezza della Tradizione, né la novità o la consuetudine, ma la sola Verità, ovunque essa si troverà.

6 -…quae ipsos Praeceptores prima omnibus praestare discipulis malim, demonstrabo. Quorum haec fere summa est: Ut infantiae falsas opiniones, et preiudicia ex animo evellant. Ut fallaciis sensuum detectis, et erroribus maxime omnium communibus et pervagatis, contra hos in posterum muniant. Ut nullius in verba, ne in sua quidem, iurare doceant. Non Vetustatem, non novitatem, non consuetudinem admirari et sequi, sed unam, ubi ubi fuerit, veritatem.


L’ideale del variegato enciclopedismo di matrice classica si presenta quindi, in tal modo, non come vuota esibizione o sterile pedanteria, ma come vivace  curiositas mai disgiunta dall’attenta verifica:

…  Esorterò ad essere in primo luogo riconoscente alla Conoscenza, nei cui recessi si trovano, celati profondamente, molti di questi studi. Ne raccomanderò soprattutto le parti principali, perciò l’aritmetica, la  conoscenza geometrica e anche meccanica, la statica, la geografica, l’idrostatica, l’ottica, la diottrica e l’astronomica. Vorrei che l’educazione del giovane a queste discipline lo rendessero sempre compagno e sostenitore degli esperimenti e delle osservazioni che le riguardano. Loderò lo stesso comportamento anche negli studi chimici, botanici e anatomici

 7- His cum praeceptis discipuli animus imbutus fuerit, tum consulam, ut ea tradantur axiomata quae possint pluribus addiscendis postea Facultatibus inservire… Quorum non pauca cum sint penitus in media Mathesi retrusa atque abdita, ad hanc ut primus gratus fiat, hortabor. Cuius quidem elementa, arithmeticam deinde, et geometricam partem, mechanicam quoque, et staticam, tum geographicam, hydrostaticam, opticam, dioptricam et astronomicam prae ceteris commendabo. His autem sic erudiri puerum velim, ut quae ad ipsas attinent, experimenta, quasque haberi in ipsis observationes contingent, illo semper comite, atque adiutore habeantur. Idem in Chymicis, idem in Botanicis atque Anatomicis etiam laudabo…


Non solo un Medico doverosamente informato, dunque, e coscienzioso, ma un Vir Sapiens, se con ciò si può intendere un Cultore della Conoscenza (tale doveva essere, in origine, il philo-sophos greco), per nulla inferiore al passato:

   E certamente il ragazzo con tale metodo imparerà non solo le osservazioni e gli esperimenti ma anche ciò che viene soprattutto ricercato dalla solerzia nella comprensione attenta, dall’abilità nel cogliere, dalla diligenza nel confermare e dalla credibilità nel trasmettere. Provvisto di questi tanti aiuti, capirà molto più utilmente e facilmente le teorie formulate in tutta la storia della Filosofia dagli uomini più acuti: quali siano state le loro teorie più affidabili, e più verosimili…

…Et illa quidem puer ratione non observationes modo, et experimenta addiscet, sed quae praeterea in hisce excogitandis solertia, in capiendis dexteritas, in confirmandis sedulitas, in tradendis fides requiratur. His tot instructis adiumentis utilius multo, atque facilius cognoscet quae ab acutissimis hominibus in tota sunt Philosophia cogitata: quorum quae probabilia magis fuerint, verique simillima…


Come scrive Trabucco, la formazione del medico deve per Morgagni adempiere a un ideale di razionalismo capace di aderire alla realtà dei fenomeni e di mirare alla pubblica utilità; questo ideale scaturisce da una visione unitaria del sapere, in cui scienze e lettere sono poste sotto il segno del «buon gusto» propugnato da Ludovico Antonio Muratori nelle coeve Riflessioni sopra il buon gusto nelle scienze e nell’arti (1708): “Noi per buon gusto intendiamo il conoscere e il poter giudicare ciò che sia difettoso o imperfetto o mediocre nelle scienze e nell’arti per guardarsene; e ciò che sia il meglio e il perfetto per seguirlo a tutto potere” (L.A. Muratori, Delle riflessioni sopra il buon gusto nelle scienze e nell’arti, ed. 1736, p. 125).

(da Trabucco, Enciclopedia Treccani)

Trascrizione  e lettura del testo latino a cura delle studentesse di 4 B Classico
MALPEZZI ILARIA
PACE LUCIA
VALLI ANITA
Coordinamento prof.ssa T.DONATI
Liceo G.B. Morgagni – Forlì